Valorizzare l’italianità: relazione sulle Scuole Dante Alighieri nel mondo.

Mirella Emiliozzi

Mirella Emiliozzi

Dalle parole del presidente Riccardi e del Direttore Generale Masi, in occasione della audizione svolta il 12 giugno scorso, è emerso quanto segue: 

va preservato il patrimonio di esperienza e la lunga tradizione della SDA, in quanto istituzione di origine risorgimentale nata su intuizione di Carducci per preservare i valori dell’italianità all’estero a tutela della lingua e della cultura delle comunità di connazionali; 

occorre avere presente che si tratta di un’istituzione privata, a forte vocazione volontaristica, sostenuta dallo Stato, basata su un sistema “federativo” di comitati presenti in tutti i continenti e legati alla sede centrale romana dal logo “Dante Aligheri” ma senza una connessione giuridica stringente, trattandosi di soggetti privati autonomi; 

oggi la SDA svolge un ruolo importante nell’insegnamento della lingua italiana all’estero – ruolo condiviso dal 2010 con gli Istituti italiani di cultura – rivolto non solo più ai connazionali ma anche all’ampia gamma dei cosiddetti “italosimpatizzanti”, attratti dall’Italian style, i quali rappresentano un bacino fin qui poco valorizzato sul piano delle potenzialità anche commerciali (uno studio condotto negli Stati Uniti avrebbe assegnato all’Italia il primo posto per capacità di influenza culturale nel mondo); 

a partire dal 2010 c’è stato un evidente ripensamento da parte dello Stato che, oltre a potenziare il ruolo degli Istituti italiani di cultura, ha rivisto il contributo ordinario statale erogato alla SDA; 

durante l’audizione, il presidente Riccardi ha sottolineato il suo impegno per riscattare e rivendicare il ruolo della SDA a partire dal contrasto alla tendenza centrifuga dei comitati, alcuni dei quali anche ben strutturati (ad esempio a Buenos Aires), potenziando il ruolo di coordinamento della sede centrale, che finora ha avuto un ruolo per lo più di prestigio e rappresentanza;  

occorre anche ben valutare che il dualismo tra SDA ed Istituti di cultura caratterizza l’Italia rispetto a Francia, Germania, Spagna o Portogallo, dove esiste un’unica istituzione preposta all’insegnamento della lingua all’estero (Goethe, Alliance, British Institute, Cervantes, ecc.) e dove l’investimento finanziario pubblico è molto più consistente;

in risposta alle misure del 2010, il presidente Riccardi ha spiegato come la SDA si sia dotata, dal 2016, di un piano per il potenziamento della propria rete e del proprio mandato, di cui hanno beneficiato molti ministeri oltre al MAECI e la stessa RAI; 

l’auspicio della Dante è oggi la stabilizzazione del contributo straordinario ancora ricevuto dallo Stato, a fronte di un maggiore impegno sul versante dell’autofinanziamento e del rapporto con il privato che permette a breve l’apertura di ulteriori due scuole, oltre alle cinque già presenti in Italia; 

emerge, in generale, l’esigenza che l’azione all’estero della SDA e degli stessi IIC si fondi su un rapporto più stretto con il retroterra culturale italiano; 

emerge una competenza specifica della SDA sul terreno della qualità e della formazione didattica degli insegnanti all’estero, grazie a corsi di aggiornamento, anche a distanza (con piattaforma online), e, di recente, a nuovi strumenti comunicativi video, dedicati ai vari temi. Secondo quanto riferito in audizione, ad oggi i fondi per questa attività sono esigui e non si riesce a coprire gli organici per le scuole già aperte o in fase di apertura; 

resta cruciale il sostegno alle comunità di connazionali all’estero, soprattutto nella ex Jugoslavia: a Fiume e a Pola, dove la SDA sostiene un posto di lettore di lingua italiana; in Albania è stato aperto una nuova scuola che offre un ciclo elementare intero, dipendente dalla sede centrale, per ravvivare la conoscenza dell’italiano, parlato un tempo dal 40 per cento degli albanesi e oggi soppiantato da altre lingue europee. Il sostegno è importante anche in Paesi strategici come la Russia, dove la domanda di italiano è fortissima ma manca una scuola italiana, ma anche a Malta, in Africa e in Asia (Tunisi, Tangeri, Zambia e Libano per accompagnare la presenza militare/civile con una presenza anche culturale);

emerge in particolare l’esigenza di colmare un vuoto in Corno d’Africa, dove la domanda di italiano è elevata e connessa alla nostra cultura e al nostro modello, anche in ragione di uno storico legame con specifiche realtà della regione; 

il prossimo 83mo congresso della SDA, per la prima volta in America Latina, servirà a consolidare queste linee di tendenza; 

a Doha, in Qatar, si sta sperimentando un modello virtuoso di interazione tra SDA e IIC, nel senso di un ruolo supplente della SDA laddove siano assenti gli istituti;

i numeri della SDA non vanno sottovalutati: 250 scuole nel mondo, 50 mila soci in 15 paesi, con sedi certamente superiori nel numero agli IIC (ad esempio in America Latina la SDA ha 30 sedi contro i soli 11 IIC);

appare condivisibile l’obiettivo strategico della presidenza Riccardi di allargare lo spazio della italsimpatia in sinergia con gli IIC, gli enti gestori, la rete diplomatico-consolare e in collaborazione con le imprese e ministeri come il MISE; 

Anche alla luce del dibattito ne che è seguito, le linee di azione si possono pertanto così sintetizzare: 

sul tema del rapporto concorrenziale tra SDA e IIC, occorre lavorare a rafforzare la sinergia e le leve istituzionali di coordinamento tra le due realtà, per ottimizzare le risorse e potenziare l’Italia nel rapporto con gli altri maggiori Paesi europei. Certamente Doha rappresenta un buon esperimento di ruolo supplente della SDA rispetto alle istituzioni culturali statali; 

poiché la diplomazia culturale è leva di politica estera cruciale anche a fini di promozione commerciale, occorre affrontare una riflessione a tutto campo sui temi della identità nazionale, dell’interesse nazionale e sulla necessità di unificare il brand Italia, affinché esso sia riconoscibile e accompagnato da un marketing di immagine preciso e coerente;

non deve essere trascurata la funzione della SDA a sostegno delle comunità di connazionali che cercano il contatto con la patria di origine in regioni complesse come l’Istria, i Balcani (ad esempio il Montenegro) o l’area euroasiatica (Crimea o Kazakhstan) e che oggi corrisponde ad una regione a forte rilancio economico; 

occorre, soprattutto, istituire una cabina di regia integrata per la politica di promozione del Sistema Paese che includa non solo le leve economiche (ICE, SACE, MISE, Camere di Commercio o Confindustria), e che già esiste presso il MISE, ma che sia presso la Presidenza del Consiglio e che includa gli strumenti della promozione culturale; che si avvalga di portali dedicati; che identifichi un logo “Italia” unico e riconoscibile; che definisca strategia ed assegni responsabilità definite ai vari attori preposti a veicolare l’italianità nel mondo.