L’educazione civica torna in classe

Martina Parisse

Martina Parisse

Il 2 maggio 2019 l’Assemblea della Camera ha approvato la proposta di legge n. 682 che prevede l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio dell’educazione civica nel primo e nel secondo ciclo di istruzione per un’ora a settimana. La legge prevede che per ciascuna classe sia individuato un docente coordinatore che avrà il compito di formulare la proposta di voto per lo studente. 

Perché il Legislatore ha (re)introdotto questa materia nel monte orario scolastico obbligatorio? 

Basta scorrere le linee guida che il MIUR definirà per rendere operativo questo insegnamento per coglierne il senso ed il valore. Nello specifico, verranno infatti individuati i seguenti riferimenti di conoscenza: della Costituzione italiana; delle istituzioni nazionali, europee e degli organismi internazionali; della storia della bandiera e del nostro inno; della” cittadinanza digitale”, allo scopo di diffondere la consapevolezza di come le tecnologie possano condizionare l’inclusione sociale e abbiano diretta incidenza su bullismo e cyberbullismo; dell’educazione stradale, alla salute e al benessere, al volontariato e alla cittadinanza attiva; dell’educazione ambientale, della tutela del patrimonio e dei beni pubblici comuni, della legalità, ecc.

La decisione del Legislatore ha un senso ed un valore trasversale: gettare i presupposti per una convivenza civile che non sia solo mera coabitazione o tolleranza dell’altro e rafforzare quel Patto educativo di corresponsabilità scuola-famiglie che già esisteva, soprattutto alla luce delle frequenti dimostrazioni scomposte di arroganza e prepotenza che ci riportano spesso le cronache.

Si dice che i bambini possono dimostrarsi a volte “cattivi”, nella loro innocenza. Ciò accade perché i minori riescono ad introitare tutti i pregiudizi del mondo degli adulti. Da questo punto di vista, si comprende quindi l’importanza di questo provvedimento che se da una parte consolida il valore di appartenenza ad una Comunità fin dai primi anni di scolarizzazione, dall’altra parte riconsegna dignità alla nostra scuola pubblica, la quale – sia pure con le proprie inadeguatezze – riafferma in questo modo il suo ruolo istituzionale. La scuola non deve essere infatti solo il luogo dove vengono insegnate pedissequamente le tabelline e la grammatica, la scuola è il luogo ove i bambini cominciano a diventare “piccoli cittadini”. 

Ben venga quindi la reintroduzione nelle scuole di ogni ordine e grado dell’insegnamento dell’educazione civica, non più quella materia pedante e nozionistica del passato, quella che (tanto per capirci) torna nei racconti dei nostri genitori o dei loro coetanei, ma un’educazione civica declinata alla complessa società contemporanea.

Il testo passa ora all’esame del Senato, speriamo che l’approvazione sia altrettanto veloce e trasversale come è avvenuto alla Camera dei deputati. Sarà il miglior investimento per i nostri figli e anche per noi stessi!