Il Mose e le grandi opere all’italiana. Una storia da cambiare

Mauro Coltorti

Mauro Coltorti

Giorgio Fede

Giorgio Fede

Le Grandi Opere Italiane sono sempre complesse e travagliate, non tanto per le soluzioni tecniche che le distinguono, ma per il livello esorbitante di distanza tra le stime iniziali ed il triste resoconto a consuntivo.
Come se non bastasse, le stesse opere, superpagate rispetto alle medie europee e mondiali, sono anche le peggiori nel rapporto qualitativo per deficit nei controlli delle varie fasi di lavorazione.
Questo è, purtroppo, “the Italian way”:il modo che ha distinto un certo modo di portare avanti gli appalti in precedenza in Italia, ed è quanto dobbiamo cambiare da oggi in avanti.
Scomode eredità che dobbiamo gestire in questa fase di transizione, una sorta di “mondo di mezzo” come evocano le narrazioni da Mafia Capitale fino a tutte le storie più tristi dei Lavori pubblici all’Italiana.

Tra le grandi opere italiane su cui stiamo vigilando, c’è il MOSE di Venezia: la struttura studiata per impedire che le maree e le condizioni meteo-climatiche avverse generassero “acqua alta” a Venezia.
Il primo progetto di massima è del 1981, costo iniziale previsto, 3.200 miliardi di lire, ovvero 1,6 miliardi di euro.
Di sperpero in sperpero, oggi sappiamo che l’opera costerà circa 5,5 miliardi di euro, un “leggero” incremento (+350%), TRE VOLTE E MEZZO DI PIÙ .
Negli anni dall’inizio dei lavori gli euro scorrevano a fiumi e con generosità, grazie a strutture e consorzi non sottoposti al rispetto delle regole pubbliche.
Ne hanno beneficiato Partiti politici, imprese, funzionari dello Stato, associazioni di ogni tipo che hanno ricevuto generosi contributi fino a quando il gioco si è interrotto con lo scatto delle manette ed una serie di indagati e sequestri .
Su invito degli attivisti dell’area (Ornella Vanin, Arianna Spessotto, Federico D’Incà ed Andrea Grigiletto) alcuni membri della 8° Commissione del Senato, tra cui i nostri Mauro Coltorti e Giorgio Fede, hanno deciso di visitare la struttura per verificare lo stato di avanzamento dei lavori ed i passi necessari per giungere al completamento di un’opera di cui come Movimento 5 Stelle avevamo sempre avversato, perché interrompeva il millenario equilibrio a cui è sottoposta quell’ambiente unico che ospita la città più bella del mondo, patrimonio dell’Umanità ricca di tesori artistici immensi.

Quello che abbiamo trovato durante la nostra visita è che l’opera è completa al 95% e che la posa delle 78 paratie è stata ultimata da poche settimane. I lavori mancanti risultano essere principalmente di compensazione ambientale nella laguna.
Mancano una buona parte delle misure compensative previste, circa 266 milioni di euro, di cui ne restano circa 122 ancora da realizzare.
Si è evidenziata la necessità di costose opere di manutenzione cicliche, stimate in circa 100 milioni annui, con un programma di interventi costanti da definire e da contabilizzare, come ad esempio la manutenzione straordinaria delle cerniere delle dighe mobili, progettate per durare 50 anni ma che in realtà hanno già punti di ruggine.
I problemi finora rilevati potranno portare a sovra costi ingenti e di milioni di euro.

Si tratta in ogni caso di un’opera idraulica all’avanguardia in Italia e all’estero, progettata per durare circa 100 anni, di cui si dovrà testare la reale efficacia, con la speranza di non trovare difetti di realizzazione.
Una “GRANDE OPERA” con una serie di falle del sistema, ma che di grande ha avuto solo i costi, i tempi e le indagini.

Nel corso della visita, abbiamo incontrato anche il neo provveditore alle opere pubbliche e i due commissari (in origine erano tre) che controllano gli atti delle gestioni precedenti con il compito di portarle avanti.
Abbiamo visitato i cantieri, visionato gli impianti, i tunnel sottomarini e le opere in corso di completamento, abbiamo anche avuto indicazioni sui lavori mancanti, sulle manutenzioni necessarie e sulle opzioni per le future gestioni.

Vigileremo affinché si giunga rapidamente alla conclusione dell’opera ed al suo collaudo. Vogliamo evitare prima possibile i fenomeni come quelli del 27.10.2018 dove il livello dell’acqua ha quasi raggiunto il metro di altezza con tutti i problemi facilmente immaginabili per l’intera città.

Il nostro obiettivo è quindi terminare l’opera, e garantirne la tutela dell’ambiente e la vigilanza nella sua gestione.